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CategArticoliPro: L’IKI E LA “GEISHA”
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Inviato martedì 28 ottobre 2003 17:22
CEST da murasaki A cura di daniele |
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daniele ci scrive: "
APPROFONDIMENTI SULLE ARTI MARZIALI, LO ZEN E ALTRO…
Dopo avervi esposto il mio modesto contributo sulle nozioni di base per la pratica del Judo, e avere in questo modo toccato argomenti “collaterali” legati anche alla cultura e filosofia giapponese, la mia ambizione è quella di trasmettervi una serie di “pensieri” tratti da anni di letture sui vari temi anticipati nella presentazione della rubrica “Dentodo”, come sempre i migliori giudici della mia espressione ritengo siano quei lettori che con pazienza affrontano da veri appassionati queste righe, i loro commenti per me saranno di stimolo a continuare...
L’IKI E “GEISHA”
Nella cultura occidentale non esiste nulla che assomigli alla figura della “Geisha”, nel Giappone del 18° secolo si definiva con questa parola una persona (uomo o donna) capace di intrattenere il samurai e dotata di un particolare senso artistico.
Nel periodo EDO (1603-1868) si ritrovano invece donne come esperte intrattenitrici di musica e canto, donne che proponevano ballate “sfacciate”.
In pratica lavoravano presso le case da the esercitando una libera professione e per distinguersi dalle prostitute vestivano in modo molto poco appariscente, anche se quasi sempre per sopravvivere si prostituivano anch'esse, con la differenza che l’incontro con una Geisha non sempre portava (per libera scelta della Geisha stessa) al rapporto intimo, questa era la differenza con le normali prostitute.
Il concetto fondamentale era quindi quello dell’artista che si concedeva per salvaguardare la propria libertà. Figura un po’ romantica che si riconosce nello stile “IKI”, concettualmente difficile da descrivere, essendo un “gusto”, da assaporare col proprio “senso interno”.
L’IKI è la seduzione per la seduzione, tensione verso l’altro sesso, che porta a ridurre la distanza che ci separa senza eliminarla però completamente. Riflette lo spirito e l’energia che permeava gli uomini dell’era EDO, coraggiosi e nobili. E’ l’anima che si è liberata dall’attaccamento e si distacca dalle passioni.
Questa visione è stata senz’altro influenzata dalla cultura buddista, che predica rassegnazione di fronte al destino.
L’IKI è un fenomeno di coscienza della donna che si ritrova nella espressione posturale un po’ protesa in avanti, lo sguardo di sottecchi, la voce profonda e sensuale, mai volgare, il trucco leggero e il modo di vestire a righe verticali, in cui è forte il richiamo alla dualità ed il richiamo ad una spiritualità di confronto tra le righe parallele che procedono senza mai incontrarsi.
Non è sicuramente IKI il motivo decorativo contorto, è IKI la linearità e la sobrietà.
In queste poche righe ritroviamo le forme oggettive in cui si esprime la manifestazione dell’essere dell’etnia giapponese, civiltà che qualcuno definisce “fragrante”.
Per chi vuole saperne di più consiglio un vecchio testo di Kuki Shiuzo, filosofo e poeta che ha vissuto in Europa negli anni ’20, il libro si intitola : “La struttura dell’IKI”, edizioni Adelphi, spero si trovi ancora in commercio …
DANIELE
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